Per chi abita a Verona non è inusuale leggere notizie di persone che sono state recuperate dal Soccorso Alpino nella Val Sorda di Marano di Valpolicella, perché o si sono ferite oppure si sono perse. Mi sono sempre chiesto se il percorso fosse così difficile oppure se i poveri avventurieri semplicemente l’avessero affrontato con poca perizia. Incuriosito, l’ho messo tra i miei percorsi pianificati, ma per un paio di volte ho dovuto rimandare perché il meteo non era adatto. Una volta aveva piovuto la sera prima, mentre l’altra pioveva direttamente il giorno stesso. Non conoscendo il percorso, ho rimandato a meteo più clemente, anzi a meteo più asciutto, perché con la caldazza che ho trovato di clemente c’era ben poco. Ho già una curiosità: Val Sorda oppure Valsorda? Se qualcuno lo sa, può scriverlo nei commenti?

Causa impegni vari, sveglia alle 5:05 e arrivo a Molin del Cao, punto di partenza dell’escursione, alle ore 6:30. Vestizione, preparazione, registrazione del video introduttivo con tanto di narrazione della cartina stampata e azimuth dei punti salienti del percorso tutti calcolati e alle 6:49 parto.

Dopo qualche decina di metri mi trovo a dover decidere dove andare: sinistra accesso nord al ponte tibetano, centro sentiero ⬜ 238 🟥 e destra accesso sud al ponte tibetano. Il percorso registrato sull’orologio prevede la scelta a destra, quindi imbocco il sentiero 🟥 5 🟦. Attenzione! Qui non si può sbagliare, perché tutti e tre i sentieri riportano la sigla EE, Escursionisti Esperti. Risulterò supponente e un po’ arrogante, però meglio essere chiari. Non sono sentieri per tutti e vanno affrontati con la giusta concentrazione, la giusta preparazione e il giusto equipaggiamento. Tenete conto se volete affrontarli in futuro oppure, meglio, affidatevi alle bravissime guide che abbiamo nel veronese.

Il percorso sale bello tosto per un lunghezza di circa 1 km per poi scendere fino a raggiungere il ponte tibetano. La salita è costellata di passaggi su gradoni di roccia, che la rendono fisicamente pesante e ovviamente serve un buon passo per non scivolare. Arrivati nel punto più alto si intravede, piccolino, il ponte sospeso. Alcuni tratti particolamente ripidi sono attrezzati con funi metalliche per aiutarsi a scendere, ma dove posso 🏃 e finalmente arrivo solitario al ponte tibetano. Non c’è anima viva! Approfitto dell’assenza di persone per spuntino 🍔 condito con reportage fotografico 📷.

Attraverso adagio il ponte tibetano con le mani che sudano 😨 buttando ogni tanto l’occhio in direzione della valle sottostante che mi sembra lontana centinaia di metri. In realtà sono 46 m, ma soffrire di vertigini gioca brutti scherzi 😅. Ovviamente passo indenne il ponte e arrivo all’ingresso nord per proseguire per circa 2,3 km sul percorso ⬜ 238 🟥 che costeggia tutto il Rio Mondrago o Rio Val Sorda. Esco dalla boscaglia e finalmente sono alla luce del sole 🌞 e anche qui una tabella riporta l’indicazione di sentiero per Escursionisti Esperti.

Comincia a fare caldo, ma sono a circa 1/3 del percorso e ho circa 10 km ancora da percorrere. Mi armo di pazienza, estraggo la piantina stampata, leggo dalla tabella l’azimuth del prossimo punto per verificare se ho fatto bene i compiti e bussola 🧭 alla mano direi che tutto torna. Direzione Cerna sul sentiero ⬜ 252 🟥 per circa 1,8 km. Da Cerna proseguo sempre sul ⬜ 252 🟥 verso Spiazzo di S. Anna. Per un buon tratto il sentiero ha erba fitta e alta che andrebbe sistemata. Pantaloni corti, ed erba alta in estate vuol dire “attenzione zecche”. Mi dico che forse è un po’ troppo presto, invece a casa al controllo post-doccia me ne sono trovata una sulla gamba 🕷. Eradicazione, data segnata sul calendario e monitoraggio per 30 gg. Visto che sto scrivendo il resoconto con un certo ritardo, aggiungo che quest’anno, complice il precoce caldo anomalo, il problema delle zecche è molto presente, quindi prestate tutte le dovute attenzioni. Torniamo a noi. Tra Cerna e Spiazzo tocco il punto più alto del giro a circa 800 m s.l.m. e da qui, mi dico, sarà una bella discesa verso Molina. Ecco… non sarà proprio così. Arrivo finalmente dopo circa 2,6 km nel Vajo delle Scalucce. Da qui scendo 🏃 fino al bivio con il sentiero ⬜ 238 🟥. Attenzione perché in un passaggio con cordino metallico, mi accorgo che il cordino non è più attaccato ad una estremità. Devo segnalarlo al CAI di riferimento. Quale?

E adesso? Pensavo fosse tutto in discesa, invece mi convinco ad andare al parco di Molina e mi inerpico in una salita “spua balini” 🥵 come non ci fosse un domani. In effetti sono in ritardo sulla tabella di marcia perché mi sono fermato a fare decine e decine di foto. Arrivo al Parco e con grande stupore c’è una cospicua coda di gente che vuole accedere al parco. Mai una gioia! 🤬 Metto le pive nel sacco e come sono salito di corsa, scendo anche di corsa. Immagino cosa avranno pensato le due ragazze che ho sorpassato all’inizio della salita, quando le ho ritrovate a metà strada mentre scendevo 🤪.

Sono sempre in ritardo, perché sono fuori a pranzo e mi separano circa 3 km all’arrivo. Prendo l’ultimo integratore e via “de corsa come un buteleto” lungo il Progno di Breonio sul sentiero ⬜ 238 🟥. Spettacolarissimo 🤩 , con una vegetazione rigogliosa 🌳 e ricco di cascatelle 🌊. Ovviamente mi fermo più volte a immortalare il tutto, ma sempre con i secondi contati. Alla fine in 15 minuti sono all’arrivo. Giro concluso.

⏱ 03:35 ↔ 11,7 km ↗️ 930 m

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Avevo sentito parlare della Val Sorda molte volte e ne ero Incuriosito. Direi che merita veramente. Sentieri pazzeschi, ma, non mi stanco di scriverlo, non adatti a tutti. Mi spiace non essere entrato al parco di Molina, che non visito da moltissimi anni. Ci dovrò tornare ad un orario più appropriato evitando la ressa di persone. Il ponte tibetano sempre di grande effetto. A questo punto mi manca solo quello nel Vajo dell’Orsa. Ecco la tappa di un prossimo percorso.

Alla prossima e buon giro!